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Castrenze Chimento

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Lasciato nudo e crudo
Milano, Terre di Mezzo, 2013
Collana I diari di Pieve – pp. 96
prefazione di Evelina Santangelo

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Descrizione prodotto

Castrenze Chimento
Lasciato nudo e crudo

Milano, Terre di Mezzo, 2013
Collana I diari di Pieve – pp. 96
prefazione di Evelina Santangelo

Castrenze ha 5 anni quando la sua poverissima famiglia si sgretola. Così rimane completamente solo, a fare il pastore per diversi padroni senza scrupoli che finiscono per “rivestirlo di botte”. Ma non vive nell’odio questo bimbo. Si sente fratello degli animali che accudisce e con i quali divide la sorte, e cresce in lui un fortissimo bisogno di raccontare. Dovranno passare quasi settant’anni prima che Castrenze impari le parole per dire finalmente la sua storia.

Castrenze Chimento, nato ad Alia, Palermo, nel 1935, vive tuttora in Sicilia con la famiglia. Ha imparato a leggere e scrivere nel 2008.

 

1 recensione per Castrenze Chimento

  1. 5 di 5

    :

    Ogni ricordo è un filo che tesse e intreccia le maglie della memoria. Castrenze Chimento è nato a Alia nel 1935. A 73 anni si iscrive a scuola per imparare a leggere e scrivere con l’obiettivo di raccontare “l’odissea della sua vita”. Questa è la sua storia.
    “Scrivo e piango perché mi commuovo nel ricordare la mia infanzia” leggo nelle prime pagine del diario “Lasciato nudo e crudo”, e subito sento impellente la necessità di ringraziare questo signore per aver ripercorso i dolori della propria vita, affinché tutti noi non dimenticassimo.
    Chimento è piccolo, ha solo cinque anni ma già intuisce che il padre e la madre stanno per separarsi. Si picchiavano tanto che i loro visi erano pieni di sangue, così Angela Talamo decide di andarsene con un altro uomo, lasciando i figli nel tormento “per il dolore e l’ansia di chiamare mamma”. Un dolore che rimarrà dentro per sempre, suono assordante di un grido inascoltato, richiesta spenta nel silenzio dell’abbandono, il primo di una lunga serie.
    Rimane insieme al padre, un uomo che chiede l’elemosina per dargli da mangiare ma che non esita a trascinarlo per i capelli con l’irruenza del suo carattere sprezzante. Siamo in Sicilia durante la seconda guerra mondiale, non c’è da mangiare, fa freddo, mancano i vestiti, manca tutto. Possiamo solo immaginare la disperazione di un uomo rimasto con i figli piccoli, l’umiliazione di non poter fare il padre, garantire loro un futuro o almeno un letto che non sia un mucchio di paglia. Forse è quella disperazione che lo porta alla decisione estrema: “incominciò a baciarmi, tenendomi stretto forte forte al suo petto”, le parole sembrano essere rassicuranti, sta chiedendo al bambino di andare a cercare un po’ di pane, Castrenze obbedisce, ma quando torna suo padre non c’è. Lo ha abbandonato. Si può vagamente intuire il dolore di un bambino che si ritrova completamente solo, con un pezzo di pane in mano avvolto nel buio, mentre i singhiozzi soffocano le urla. Continua su: http://www.libride-scritti.it/castrenze-chimento-diario-un-analfabeta/

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