Maria Buonavista / E’ tribuleri – attivalamemoria

Maria Buonavista / E’ tribuleri

 18,00

E’ tribuleri
Un secolo di memorie
testo segnalato al Premio Pieve – Banca Toscana 2005
prefazione di Beppe Del Colle
Cesena, Il Vicolo, 2006
pp.208

 

Esaurito

Descrizione

Maria Buonavista
E’ tribuleri
Un secolo di memorie
testo segnalato al Premio Pieve – Banca Toscana 2005
prefazione di Beppe Del Colle
Cesena, Il Vicolo, 2006
pp.208 – euro 18,00

Alla soglia dei cento anni, una pensionata e ricamatrice nata in Emilia, ma che ha sempre vissuto in Romagna, decide di ripercorrere le tappe della sua lunga e tormentata esistenza. In una famiglia in cui abbondanti erano solo i figli, Maria trascorre un’infanzia dolorosa, vedendo la madre imprigionata in una vita matrimoniale oppressiva, tra povertà, doveri e responsabilità. Maria deve sopportare anche un’umiliazione fisica, dovuta a una frattura non curata alle anche che le procura una menomazione perenne: “non fui portata da un medico, quando sarebbe bastata una fasciatura per qualche settimana e tutto sarebbe tornato normale”.
Allo scoppio della guerra, nel 1914, il padre è a Milano per lavorare in una vetreria, mentre loro sono a Massalombarda, nel ravennate: “restammo al paese privi di tutto, senza sussidi (…) ciò che [mio padre] guadagnava non bastava per lui stesso”. I figli nel frattempo sono diventati sette. Lei, ancora piccola, è costretta ad aiutare la madre nel lavoro: diventa mondina, contadina e va a servizio come domestica presso alcuni signori del luogo. Qui, Maria conosce pure la violenza di un padrone. Mentre il dopoguerra lascia una scia di rivendicazioni sociali, scioperi e violenze di ogni genere, fino all’instaurarsi del fascismo, Maria tiene duro imparando il mestiere di sarta e di ricamatrice. Nel 1922, la famiglia Buonavista perde la madre. Da allora, Maria diventa il punto di riferimento per i fratelli più piccoli, e lo è ancor di più dopo che il padre li abbandona per tornare a Milano.
Nel 1929 conosce Oddone, ed è l’amore, anche questo travagliato. Nel 1930 nasce Luciano, ma Maria si sposerà con il padre dei suoi figli solo nel 1933. Nel 1934 è la volta della piccola Adele, e in quello stesso anno la famiglia del marito perde definitivamente tutte le rendite su cui contava e si trasferisce a Forlimpopoli. Senza soldi né mestiere, Oddone parte per l’Africa come volontario – lei è incinta di Gabriella che nascerà nel 1937 -, per tornare poco prima della seconda guerra mondiale. Nel frattempo Maria porta avanti la famiglia: “io sempre sola, ed il mio studio era di non rendere evidente la miseria, con una povertà decorosa”. Gli anni della guerra sono terribili, tra fame, sfollamenti tra le Marche e la Romagna, persecuzioni, e innumerevoli lutti: “ridotti, costretti come animali braccati, sempre all’erta, inseguiti ed inseguitori senza alcun senso, solo la precarietà di tutto, della vita stessa”.
Solo dagli anni Cinquanta la famiglia inizia ad avere un po’ di serenità, in coincidenza con il risveglio di tutto il Paese. All’inizio si risollevano cucendo e vendendo piccoli oggetti fatti di panno-lenci, arrivato grazie agli aiuti del Piano Marshall. Per dieci anni Maria fa la parrucchiera, poi vede i figli sposarsi e farsi la loro famiglia. Nel 2003 festeggia i “primi cento anni di vita” scrivendo che “ne valeva la pena” perché ogni giorno c’è “sempre da vivere, da amare, da credere”.
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Due storie segnalate dalla Giuria sono quella dello scalpellino comasco Giovanni Piazza, scritta a novantatre anni, e quella della ricamatrice romagnola Maria Buonavista, scritta dagli ottanta ai cento anni, entrambe dense di episodi che illuminano la vita quotidiana di un’Italia operaia e contadina. Se Giovanni Piazza, classe 1890, è ormai scomparso, è invece un piacere festeggiare questo riconoscimento con la centoduenne Maria Buonavista, una delle più longeve fra i diaristi dell’Archivio, che dimostra come l’esercizio della memoria contribuisca a far vivere a lungo.

dalla motivazione della giuria nazionale

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