Giovanni Piazza

 18,00

Te disarò quèst. Vita quotidiana e grande storia
in un’ autobiografia popolare

autobiografia 1896-1983
Galbiate (LC), Museo Etnografico dell’Alta Brianza, 2006
a cura di Rosalba Negri
postfazione di Pietro Clemente
pp. 192 con ill. e CD

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Descrizione

Giovanni Piazza
Te disarò quèst. Vita quotidiana e grande storia
in un’ autobiografia popolare

autobiografia 1896-1983
Galbiate (LC), Museo Etnografico dell’Alta Brianza, 2006
a cura di Rosalba Negri
postfazione di Pietro Clemente
pp. 192 con ill. e CD – euro 18,00

Giovanni nasce nel 1890 a Sirone, piccolo paese della Brianza, in una famiglia povera; da bambino aiuta il padre nel lavoro in cava per estrarre le macine da mulino e da frantoio: “ma io pensavo di fare lo scalpellino”. A dodici anni viene mandato ad apprendere il mestiere tanto desiderato ad Oggiono, dove lavora fino ai venti, prima di emigrare in Svizzera, ma non lontano da casa, per poter passare almeno le feste con la famiglia: “desideravo molto di andare al’estero a lavorare e mi sentivo col mestiere più che apposto, ma non sapevo dove o Svizzera o Germania o Francia i più vicini di territorio, e alla mente”. Contemporaneamente impara a suonare il clarino, entrando a far parte prima della banda di Sirone e poi di Lugano: “al sabato sera con il concerto godevo un mondo, sul palco guardavo la piazza piena di gente coi colori variopinti”.
Nel 1914 si trasferisce in Germania, a Buchlertal, dove lavora i manufatti in pietra, scolpendo anche una fontana per la villa del figlio di Bismarck. Allo scoppio della prima guerra mondiale è costretto a rientrare in Italia, dove parte per il fronte, combattendo prima nella zona di Cividale e poi a Monfalcone, sul Carso: “sarà difficile che portiamo a casa la pelle”. Durante un’azione di guerra viene ferito da una granata. Ricoverato vicino a Modena, si mette in contatto con la famiglia per dare sue notizie: “scrissi subito a mia Madre sono qui in ospedale a Carpi non pensate male sono qui come essere in paradiso, con una ferita intelligenta come la desiderano tanto i soldati e poi è una pallottola in un piede è una grazia che non sia nel corpo nei posti più delicati”. Congedato nell’agosto del 1919, solo nel 1969 viene insignito con la medaglia di Cavaliere di Vittorio Veneto: “consisteva in una medaglietta d’oro e 60 mila lire all’anno”. Rientrato a casa, riprende ad esercitare il suo mestiere prevalentemente vicino a Lecco, eseguendo anche lavori di scultura. Si sposa nel 1923, ha due figlie. Ritorna per un breve periodo in Svizzera, poi dal 1933 si mette a lavorare in proprio per dieci anni e ancora da dipendente fino al pensionamento.
Di fede socialista, sarà anche consigliere comunale a Sirone per dieci anni. Terminata l’esperienza politica, si impegnerà sia nel pittura che nei giochi delle bocce e delle carte. E a 93 anni si metterà in testa – riuscendoci – di scrivere tutta la storia della sua avventurosa vita.

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