Vincenzo Rabito

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Terra matta
Edizione tascabile
autobiografia 1899-1970
Torino, Einaudi, Edizione ET Scrittori, 2008
pp. 416

Descrizione

Vincenzo Rabito
Terra matta

Edizione tascabile
autobiografia 1899-1970
Torino, Einaudi, Edizione ET Scrittori, 2008
pp. 416

«Se all’uomo in questa vita non ci incontro aventure, non ave niente darracontare». E Vincenzo Rabito, da raccontare, aveva una vita intera.

Un’esistenza guerreggiata. Passata attraverso le trincee della Prima guerra mondiale, le bombe della Seconda, il «rofianiccio» del Ventennio, il flagello di una suocera terribile, la fame atavica del Sud contadino, l’improvviso benessere della «bella ebica» del boom economico, e infine una privatissima ed estrema battaglia per consegnare ai posteri quest’autobiografia. Con la sua lingua inventata giorno per giorno e il suo tragicomico, inarrestabile passo narrativo, Terra matta ci parla del carattere stesso del nostro Paese, stagliandosi, pagina dopo pagina, come una straordinaria epopea dei diseredati.

Un bracciante siciliano si è chiuso a chiave nella sua stanza e ogni giorno, dal 1968 al 1975, senza dare spiegazioni a nessuno, ingaggiando una lotta contro il proprio semi-analfabetismo, ha digitato su una vecchia Olivetti la sua autobiografia. Ha scritto, una dopo l’altra, 1027 pagine a interlinea zero, senza lasciare un centimetro di margine superiore né inferiore né laterale, nel tentativo di raccontare tutta la sua «maletratata e molto travagliata e molto desprezata» vita.

Ne è venuta fuori un’opera monumentale, forse la più straordinaria tra le scritture popolari mai apparse in Italia, sia per la forza espressiva di questa lingua mescidata di italiano e siciliano, sia per il talento narrativo con cui Rabito è riuscito a restituire da una prospettiva assolutamente inedita più di mezzo secolo di storia d’Italia.

Imprevedibile, umanissimo e strepitosamente vitale, Terra matta ci racconta le peripezie, le furbizie e gli esasperati sotterfugi di chi ha dovuto lottare tutta la vita per affrancarsi dalla miseria; per salvarsi la pelle, ragazzino, nel mattatoio della Prima e poi della Seconda guerra mondiale; per garantirsi un futuro inseguendo (con «quella testa di antare affare solde all’Africa») il sogno fascista del grande impero coloniale in «uno miserabile deserto»; per arrabattarsi, in mezzo a «brecante e carabiniere», tra l’ipocrisia, la confusione e la fame del secondo dopoguerra; per tentare, a suo modo («impriaco di nobilità»), la scalata sociale con un matrimonio combinato e godere, infine, del benessere degli anni Sessanta, la «bella ebica» capitata ai suoi figli… ritrovandosi poi sempre, o quasi sempre, «come la tartaruca, che stava arrevanto al traquardo e all’ultimo scalone cascavo».

Eccolo qui, dunque, il libro di Rabito, proposto per la prima volta al pubblico in una versione ridotta ma esattamente come lui l’ha scritto, senza cambiare neppure una parola di quelle che l’autore ha scolpito, a fatica, nell’ultima battaglia della sua guerreggiata esistenza.

1 recensione per Vincenzo Rabito

  1. Valutato 5 su 5

    Marco

    Un genio involontario, Vincenzo Rabito. Un uomo che con le sue 1027 pagine scolpite a macchina sulla sua e sulla nostra memoria ha realizzato e consegnato alla Storia un documento straordinariamente unico: nelle modalità, nella forma e ancor di più nella sostanza. Sentii parlare per la prima volta di “Terra Matta” durante una lezione di storia all’Università di Roma La Sapienza, dal grande storico Vittorio Vidotto: il professore era sinceramente colpito e meravigliato da quello che, pubblicato da pochi giorni, prometteva fin da subito di diventare il caso editoriale dell’anno, se non del decennio. Era meravigliato dalla lingua nuova e mista che emergeva da quelle pagine; dalla forza dirompente delle parole di quel semianalfabeta siciliano che aveva attraversato tutti gli eventi più importanti del Novecento e li aveva raccontati nell’unico modo che conosceva: con una scrittura ruvida ma sincera, diretta, spesso tagliente ma sempre onesta, consegnando degli eventi una visione tanto semplice quando disarmante. Quel racconto in aula mi meravigliò e intrigò al punto che, uscito da lezione, andai subito a comprare il libro, appena pubblicato da Einaudi nei Coralli. Leggerlo fu un’esperienza unica e straordinaria, sconvolgente per certi versi: lo lessi di getto e consegnai al Prof. Vidotto uno scritto di approfondimento su quell’unicum letterario. Andai all’origine di quello scritto, al luogo grazie al quale da memoria privata divenne narrazione pubblica. Una memoria privata che era venuta alla luce ed era stata consegnata ai posteri grazie ad una Istituzione culturale meravigliosa come l’Archivio nazionale dei diari che, quasi magneticamente, l’aveva attirata a sé e l’aveva conservata e valorizzata, con una sensibilità, una cura e un’attenzione senza pari in Italia. Conoscevo l’Archivio, ma non così bene: per questo scelsi di andare a Pieve Santo Stefano. Mi trovai davanti gli originali: 1027 pagine scolpite a mano, tanto profonda e vigorosa è la traccia lasciata dalla macchina da scrivere, quasi temendo che di quel racconto si perdesse traccia. Fui sconvolto: “Terra matta” mi ha in un certo senso cambiato la vita. Ne ho fatto nascere un blog, che ho voluto chiamare proprio “terramatta”, in onore delle pagine di Rabito, di quella storia straordinaria che, a modo suo, racconta quella Storia più grande di cui tutti facciamo parte. Una storia nella Storia che rappresenta in maniera eccellente lo spirito di un luogo laicamente sacro come l’Archivio dei diari: “la casa della memoria”, come mi piace chiamarla. Perché mi piace pensare che ognuno di noi, ogni persona semplice, comune, normale, possa pensare di avere un luogo in cui poter conservare, un giorno, le proprie memorie, sicuro che ci saranno persone speciali pronte a prendersene cura, con rispetto, passione e dedizione profonde.
    Un libro che dovete avere nella vostra libreria, una lettura imprescindibile che vi consegnerà uno spaccato unico e singolare su questo incredibile Paese che è l’Italia: la nostra amata terra matta.
    Marco Pellegrini

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