Luisa

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I quaderni di Luisa – in ristampa
diario, 1970-1985
Milano, Terre di mezzo, 2016
Collana I diari di Pieve
pp. 176

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Descrizione

Luisa
I quaderni di Luisa in ristampa
diario, 1970-1985
Milano, Terre di mezzo, 2016
Collana I diari di Pieve
pp. 176

Il matrimonio come prigione che impedisce di pensare e di manifestare la propria personalità: sposatasi giovanissima con un uomo arido e violento, l’autrice, vittima di un esaurimento nervoso, sceglie per amico un diario cui confida i soprusi del marito e la difficoltà di educare i figli, turbati da un ambiente famigliare privo di amore. Una resistenza costruita sulla fedeltà quotidiana alle faccende di casa, raccontata con una dolcezza straordinaria.

“Caro quaderno, ti accorgerai subito che sono un pò tocca, già solo per il fatto che alla mia età con un marito e 2 figli da badare, una grande casa a due piani da pulire, galline, conigli e maiale quando manca mio marito e mio figlio, devo badare, orto e campagna con mio marito devo fare spesso tante cose (quindi pensa tu se vado a mettermi a perdere tempo con te che non serve proprio a niente e per giunta con la poca scuola che hò, ti puoi immaginare che pasticcio sarà). (…) Ora però ho deciso di accettarmi come sono compresa l’ignoranza quindi ho messo nella facciata la mia foto con tutti i miei dati per sconfiggere ogni tentazione di bruciarti, perchè mi guarderò e capirò che tu quaderno sei la vera Luisa nel bene e nel male e rinnegarti sarebbe un suicidio”.

Il diario di Luisa è stato scelto da Isabella Sandri per la realizzazione di uno dei sette film documentari I diari della Sacher 2001.

Il libro può essere acquistato anche in abbinamenento alla videocassetta del documentario di Isabella Sandri, al prezzo di 10 euro.

 

1 recensione per Luisa

  1. 4 di 5

    Luisa è una delle tante donne prigioniere di mariti insensibili, chiuse in una difficile routine di periferia (Cisterna di Latina, Borgo Flora). La sua storia è stata spunto per un cortometraggio della raccolta I diari della Sacher (regia di Isabella Sandri, Sacher Film, 2001) con utilizzo di spezzoni del film L’angelo del focolare (Carl Th. Dreyer, 1925).

    L’autrice, all’epoca 35enne, ha consapevolezza di non essere portata per i «giuramenti a vita» come la vita matrimoniale o quella monacale (idea accarezzata in gioventù). Questa scrittura nasce da un esplicitato bisogno di sfogo e compagnia (quando al mattino è sola e senza telefono in casa: «Scrivo i miei pensieri per alleggerirmi e per essere più sicura di non essere tentata di sfogarmi con nessuno»). Infatti i quaderni/diario sono umanizzati: oltre alla consueta formula di apertura Caro diario e di chiusura ti lascio, a domani, è presente l’interloquio con la seconda persona singolare («So che se tu potessi parlare..»; «tu quaderno cerca di sopportarmi»; «[rileggendomi] ho fatto fatica io a capire, figurati tu» ecc.); che contiene però anche un’identificazione fondamentale con il sé: «Ho deciso di accettarmi così come sono compresa l’ignoranza quindi hò messo nella facciata la mia foto con tutti i miei dati per sconfiggere ogni tentazione di bruciarti, perché mi guarderò e capirò che tu quaderno sei la vera Luisa nel bene e nel male e rinnegarti sarebbe un suicidio».

    Sono due i problemi principali che la protagonista dichiara di avere e riepiloga spesso: il primo è l’angoscia per l’educazione dei figli e la paura di non essere una madre all’altezza, di non fornire loro un ambiente familiare empatico e confortevole. Il secondo è la «poca intelligenza», sentore che nasce da una costante autocritica ma che in fondo le si perdona, perché Luisa è una donna semplice e umile che riconosce l’ignoranza legata all’istruzione ricevuta, e che comunque prova ad informarsi leggendo. La lentezza che denota nel suo scrivere e la confusione che ha nelle faccende di casa derivano soprattutto dallo stato di depressione («non sento niente di quello che mi circonda e nulla ha un senso»; «il vuoto cercherò di spiegarlo a parole») dovuto al matrimonio opprimente con un uomo un po’ rude, ipercritico, insicuro e non aperto al confronto. Essere casalinga è un ruolo al quale nel tempo diventa allergica, nonostante nel volume sia frequentissimo il rendiconto e l’elenco dei lavori domestici svolti. Tra l’accudimento del pollame e la cura dell’orto, le entrate non regolari sono scandite dalle festività cattoliche “importanti” (Natale, Pasqua, Carnevale…), che si configurano poi come momenti di incontro con i parenti esterni, i quali creano nuovi motivi di litigio tra i coniugi. Durante la fase adolescenziale anche il figlio diventa insofferente verso il padre e le mura di casa, finendo con l’abbandonare la scuola. In questo crogiolo di cronache amare, però, prendono posto sprazzi di felicità e relative considerazioni (ad esempio, la vittoria della squadra italiana ai Mondiali di calcio ‘82: una gioia superficiale e immotivata o un motivo di aggregazione e orgoglio nazionale?).

    Lo stile presenta errori ortografici e dislessici che si riducono man mano (migliorando con la costanza) e l’uso di parentesi tonde al posto delle virgolette per introdurre discorso diretto (segnalo anche improvvisi e impercettibili cambi di font da parte dell’editor).

    Attorno al 1983 Luisa inizia a sfogarsi col marito, senza remore. Riepiloga spesso le dinamiche del fidanzamento poi sfociato in matrimonio, tirando le somme e valutando tutti i contro. Il volume si conclude con una lettera spedita a un’amica: qui racconta della liberatoria fuga notturna da casa a seguito dell’ennesimo litigio, che le ha dato la forza di continuare la propria vita finalmente in autonomia.

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