Gervasio Innocenti / Con i piedi nel vuoto – attivalamemoria

Gervasio Innocenti / Con i piedi nel vuoto

 14,00

Con i piedi nel vuoto
Giorni lenti accanto a mio padre 
Milano, Terre di mezzo, 2022
p. 192

Descrizione

Con i piedi nel vuoto
Giorni lenti accanto a mio padre
prefazione di Marco Annicchiarico
Milano, Terre di mezzo, 2022
p. 192. – € 14,00

“Come si comincia a scrivere?”
Gervasio Innocenti se lo chiede da subito, già nella terza pagina. Ha appena comprato carta e penna e si sente baciato dalla musa ispiratrice. Solo due pagine prima aveva detto che il tempo è prezioso e preferiva viverlo piuttosto che perderlo ad appuntare i suoi ricordi. Qualcosa, però, gli ha fatto cambiare idea. Inizia a scrivere a ruota libera: racconta il matrimonio del figlio, un sogno che lo vede fra i monti dell’Appennino, alcuni ricordi di Pio, suo padre, e le foto messe in fila nelle loro cornici scintillanti. Forse non ha nemmeno idea del perché ha iniziato. Si siede su un divano piccolo e riporta quello che vede, quello che gli torna in mente. È successo anche a me. Ho iniziato a tenere un diario perché tirare fuori è un modo per prendere le distanze dagli avvenimenti, per riuscire a riflettere meglio sulle cose, per guardarle con meno emotività. Da un giorno all’altro, quasi per caso, ho iniziato a scrivere la storia dei miei genitori, delle loro malattie. In quei giorni bui avevo bisogno di ritrovare i punti di riferimento che avevo perso, sentivo il bisogno di ritrovare i miei genitori nei loro racconti. In poche parole: volevo che la loro storia, la nostra storia, fosse di nuovo viva. Gervasio racconta anche di suo padre – il “nonno” – che ha 92 anni e da 17 vive in poltrona per colpa di una paralisi. Lo riporta a un amore giovanile, ai canti del secolo scorso, lo descrive in maniera poetica:“Il nonno sembra un vecchio cerro sul quale è caduto un fulmine ma non è morto e si staglia verso il cielo, in parte con piccole foglie malsane e indurite, e in parte spoglio e scheletrico”. Nelle pagine di Con i piedi nel vuoto Gervasio trascrive i suoi sogni, i suoi viaggi, parla della scuola, del nonno garibaldino, della campagna e della caccia, passione ereditata dal padre. Ci regala foto ricordo della sua vita, la ricompone, si emoziona e ci emoziona, accorgendosi di avere le lacrime agli occhi per qualcosa che pensava perso per sempre. Questo è, alla fine, lo scopo di un diario.
La scrittura autobiografica, in questa forma, nella forma del memoir, è uno strumento aperto a tutti, non solo a una cerchia ristretta di scrittori. Potremmo definire Gervasio una persona comune prestata alla scrittura che, con profitto e soddisfazione, riesce a fermare il tempo, riesce a evitare che certe storie possano volare via per sempre, riesce a fare della scrittura uno strumento per conoscersi meglio.
[dalla prefazione di Marco Annicchiarico]

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