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Emma e Giulio Turchi / Se potessi scriverti ogni giorno

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Emma e Giulio Turchi 
Se potessi scriverti ogni giorno
Lettere 1927-1943. Dal carcere e dal confino fascista un carteggio d’amore lungo diciassette anni
a cura di Gianfranco Porta
postfazione di Gioia Turchi
Roma, Donzelli Editore, 2013
pp. 288

30 disponibili

Descrizione

Emma e Giulio Turchi 
Se potessi scriverti ogni giorno
Lettere 1927-1943. Dal carcere e dal confino fascista un carteggio d’amore lungo diciassette anni
a cura di Gianfranco Porta
postfazione di Gioia Turchi
Roma, Donzelli Editore, 2013
pp. 288 – euro 28,00

Giulio ed Emma Turchi, i protagonisti di questo inedito e singolarissimo carteggio d’amore, non appartengono solamente alla storia politica dell’antifascismo. La loro è la storia di un amore coniugale a cui si sono frapposti, come una barriera implacabile, diciassette anni di carcere e di confino. Una storia di dedizione e di tenerezza, percorsa da una fortissima intensità affettiva. Nel corso dei diciassette anni Emma seguirà Giulio come un’ombra, da un luogo di pena all’altro, abitando e lavorando nella stessa città del carcere quando possibile, per poterlo incontrare a colloquio ogni volta che le sarà permesso. Anni lunghi e inesorabili in cui i due si scrivono ogni volta che viene loro consentito, ora una, ora due volte la settimana, ora più raramente, con un’ostinazione che non conosce cedimenti. Le lettere acquistano così via via spessore. Diventano veementi documenti di resistenza e di denuncia dello stato di prepotenza e di grigia mancanza di libertà in cui si trovava il paese. Con tutte le limitazioni imposte dall’autocensura e dalla censura del regime, nulla ci è celato dei tormenti della solitudine, del timore del corpo che invecchia, della paura di lui come uomo, di lei per la mancata maternità, di entrambi sia pur così fieri del loro bagaglio ideale e del loro patrimonio morale. Dopo la guerra e la Liberazione,Giulio prenderà il suo posto di dirigente nelle file del Partito comunista. Sarà eletto nel 1948 deputato al Parlamento, e nella successiva legislatura, sempre alla Camera, avrà l’incarico di questore. Emma continuerà a stargli vicino fino alla morte di lui, nel 1974. E dopo, ancora, conserverà le lettere del carcere e del confino come un bene prezioso. Il rigore morale dei due non poteva contemplare una dimensione «pubblica» di quel carteggio. Soltanto a distanza di più di sessant’anni quelle lettere, riordinate dalla figlia Gioia, vengono oggi alla luce: documento lucido, potente e umanissimo di una dimensione intima che ha saputo resistere all’asprezza dei tempi e alla pervicace ottusità degli avversari.

EMMA E GIULIO TURCHI – Giulio è un operaio metallurgico fiorentino che, trasferitosi a Roma, continua la sua attività di sindacalista e militante del Partito comunista. Emma è una giovane sarta fiorentina. I due, conosciutisi nel 1925, nel 1926 si sposano, ma nell’aprile del 1927 Giulio viene arrestato per cospirazione politica e condannato a 21 anni di carcere. Scontata la pena, nel 1937 dovrebbe tornare in libertà,ma il regime non si fida e lo spedisce al confino, prima alle Tremiti, poi a Ponza e a Ventotene. Rimarrà confinato sino all’agosto del 1943, quando le truppe alleate libereranno il Sud dell’Italia.

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